Sicurezza

WPA3

Il WPA3 (Wi-Fi Protected Access 3) è lo standard di sicurezza della Wi-Fi Alliance che succede al WPA2; il suo handshake SAE impedisce agli aggressori di indovinare offline la password della rete.

A brass combination padlock resting on a keyboard next to payment cards

Foto: Towfiqu barbhuiya / Unsplash

Il WPA3, abbreviazione di Wi-Fi Protected Access 3, è il sistema di sicurezza che protegge una rete Wi-Fi. Verifica che un dispositivo conosca la password della rete o abbia credenziali valide, poi cifra il traffico tra il dispositivo e il router. La Wi-Fi Alliance, l’associazione di settore che certifica i prodotti Wi-Fi, ha presentato il WPA3 il 25 giugno 2018 come successore del WPA2, e oggi dichiara che il WPA3 è obbligatorio per i dispositivi Wi-Fi CERTIFIED. I router certificati oggi devono quindi offrirlo, ma molti dispositivi della smart home supportano ancora solo il WPA2: per questo il WPA3 salta fuori spesso quando una presa intelligente o un robot aspirapolvere si rifiutano di collegarsi.

Che differenza c’è tra WPA3 e WPA2?

La differenza principale sta nel modo in cui un dispositivo dimostra di conoscere la password. Nel WPA2-Personal, spesso indicato come WPA2-PSK (pre-shared key, cioè chiave condivisa in anticipo), al momento della connessione router e dispositivo si scambiano alcuni messaggi ricavati dalla password. Chi si trova nel raggio della rete può registrare quei messaggi e poi provare una dopo l’altra le password possibili sul proprio computer, alla massima velocità che la macchina consente, senza più toccare la rete. Si chiama attacco a dizionario offline e funziona bene contro le password corte o comuni.

Il WPA3-Personal sostituisce quello scambio con il SAE (Simultaneous Authentication of Equals, autenticazione simultanea tra pari), che la Wi-Fi Alliance descrive come “un protocollo sicuro per stabilire una chiave tra dispositivi” che protegge dai tentativi di indovinare la password. Il SAE è una versione di un metodo chiamato Dragonfly. La specifica di Dragonfly, la RFC 7664, lo definisce “resistente agli attacchi attivi, agli attacchi passivi e agli attacchi a dizionario offline”. In pratica un aggressore deve dialogare con la rete per ogni singolo tentativo, il che è lento e si può notare. Una buona password conta comunque: il SAE non serve a nulla se qualcuno la conosce già o la indovina in pochi tentativi.

Secondo la Wi-Fi Alliance, le reti WPA3 devono inoltre usare i Protected Management Frames (frame di gestione protetti), che proteggono dalla falsificazione alcuni messaggi di controllo della rete, come quelli che ordinano a un dispositivo di disconnettersi, e devono rifiutare i vecchi protocolli ormai superati.

Cos’è la modalità di transizione del WPA3?

La modalità di transizione (transition mode) è un’impostazione del router che permette a dispositivi WPA2 e WPA3 di entrare nella stessa rete, con lo stesso nome e la stessa password. La Wi-Fi Alliance l’ha prevista fin dall’inizio perché nelle case si potesse adottare il WPA3 senza sostituire i dispositivi più vecchi: un telefono nuovo usa il WPA3, una vecchia presa intelligente continua a usare il WPA2.

Il prezzo da pagare è che la rete è sicura solo quanto la sua parte WPA2. Nel 2019 i ricercatori Mathy Vanhoef ed Eyal Ronen hanno dimostrato, in un lavoro che hanno chiamato Dragonblood, che un aggressore può creare una copia falsa, solo WPA2, di una rete in modalità di transizione, attirarci i dispositivi compatibili con il WPA3 e poi indovinare la password offline a partire da quello che ha intercettato. Hanno trovato anche debolezze nello stesso handshake SAE, cioè nello scambio iniziale di messaggi, e in alcuni dei primi prodotti che lo implementavano; la Wi-Fi Alliance ha risposto con raccomandazioni di sicurezza per i produttori. La modalità di transizione è un ponte sensato, ma finché sulla rete restano dispositivi WPA2 la difesa principale è ancora una password lunga e unica.

Cos’è il WPA3-Enterprise?

Il WPA3-Enterprise è la versione per aziende, scuole e altre organizzazioni, in cui ogni persona o dispositivo accede con credenziali proprie, come nome utente e password o un certificato digitale, verificate da un server centrale. Nessuno condivide un’unica password, quindi chi lascia l’organizzazione può essere rimosso senza cambiare la password a tutti gli altri: è un’autenticazione per utente anziché per rete. Il WPA3-Enterprise include anche una suite di sicurezza a 192 bit che offre “l’equivalente di una robustezza crittografica di 192 bit” e che la Wi-Fi Alliance destina alle reti che trasportano dati sensibili, come quelle della pubblica amministrazione o della finanza. I router di casa la usano raramente.

Perché molti dispositivi della smart home non supportano il WPA3?

Molti dispositivi smart funzionano con piccoli chip Wi-Fi a basso costo e con un firmware scritto prima che il WPA3 si diffondesse, e i produttori non sempre aggiornano i prodotti più vecchi per aggiungerlo. Il supporto dipende dal chip, dal firmware e dalle scelte del produttore, e spesso la confezione non lo dice. iRobot, per esempio, nelle sue istruzioni di configurazione per i robot connessi al Wi-Fi scrive: “Non supportiamo la sicurezza WPA3”. Un dispositivo senza WPA3 non può entrare in una rete che accetta solo il WPA3, e spesso mostra un generico errore del tipo “impossibile connettersi” invece di indicare la causa.

Succede spesso dopo il cambio del router. I router Wi-Fi 7 possono gestire una rete a 6 GHz, e la certificazione Wi-Fi 6E della Wi-Fi Alliance, quella per i dispositivi che usano la banda a 6 GHz, usa il WPA3.

Cosa fare se un dispositivo smart non si collega a una rete WPA3?

Per prima cosa controlla se il dispositivo o la sua app hanno un aggiornamento del firmware. Se nessun aggiornamento aggiunge il WPA3, queste sono le opzioni, dalla più protettiva alla meno protettiva:

  • Una rete separata per i dispositivi smart. Molti router possono creare una seconda rete, spesso chiamata rete ospiti o rete IoT, con nome e password propri. Imposta quella su WPA2 o in modalità di transizione e lascia telefoni e portatili sulla rete principale in WPA3. Così tieni anche i dispositivi smart separati dai tuoi computer, che è una forma semplice di segmentazione della rete.
  • Modalità di transizione sulla rete principale. Si collega tutto, ma ogni dispositivo che usa il WPA2 ha la protezione del WPA2, con il rischio di declassamento descritto sopra.
  • Solo WPA2. Si può fare, con una password lunga e casuale, ma tutti i dispositivi rinunciano a quello che il WPA3 aggiunge.

Non tornare a opzioni più vecchie come il WEP o una rete aperta senza password: proteggono poco o niente. La guida Fondamenti di sicurezza IoT spiega come cominciano di solito gli attacchi ai dispositivi connessi.

Cosa sono Wi-Fi Enhanced Open e Wi-Fi Easy Connect?

Sono due programmi complementari della Wi-Fi Alliance: il suo annuncio del WPA3 ha presentato Easy Connect e ha ricordato che Enhanced Open era stato introdotto poco prima. Enhanced Open cifra il traffico sulle reti aperte senza password, come quelle di bar e aeroporti, così chi sta vicino non può semplicemente leggerlo. Si basa sull’Opportunistic Wireless Encryption (cifratura wireless opportunistica), descritta nella RFC 8110. Non verifica chi si sta collegando, quindi a casa non sostituisce una password.

Easy Connect è pensato per i dispositivi con “un’interfaccia di visualizzazione limitata o assente”, una descrizione che vale per la maggior parte degli oggetti della smart home. Invece di digitare la password del Wi-Fi in un’app, aggiungi il dispositivo inquadrando un codice QR con il telefono. Per usarlo, però, devono supportarlo tutti e tre: router, telefono e dispositivo.

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